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Parco archeologico di Elea-Velia Aree archeologiche in Provincia di Salerno Aree archeologiche in Provincia di Avellino Aree archeologiche in Provincia di Benevento Aree archeologiche in Provincia di Caserta

 


L'antica città di Elea, che deriva il suo nome dalla sorgente locale Hyele,  fu fondata  intorno al 540 a.C. da un gruppo di esuli provenienti dalla città greca di Focea, nell'attuale Turchia, occupata dai Persiani. La città, nota nel V sec. soprattutto   per le figure di Parmenide e Zenone, fondatori della famosa scuola filosofica eleatica,  raggiunge un periodo di grande sviluppo in età ellenistica e in gran parte dell'età romana (fine IV a.C. - V sec. d.C., quando il suo nome viene modificato in Velia. Con il Medioevo l'abitato si ritira sull'Acropoli, dove viene costruito un castello.Le strutture architettoniche della città antica sono immerse in  una vasta area di macchia mediterranea e di rigogliosi uliveti costituendo uno splendido connubio tra archeologia e natura.

 

Il percorso di visita, dotato di pannelli didattici, comincia dalla città bassa (A), dove gran parte degli edifici  risalgono all'età ellenistica e romana. Il vialetto d'ingresso costeggia  la cinta muraria, lunga  5 km.,  che costruita  già nel VI sec a.C., acquista la sua attuale fisionomia con la costruzione di circa 30 torri soltanto alla fine del IV sec a.C. per contenere l'avanzata dei Lucani. Davanti alle mura c'è  una necropoli di età imperiale (I-II sec. d.C.) di cui sono visibili sepolture individuali e recinti funerari all'interno dei quali si raccoglievano diverse deposizioni. L'accesso vero e proprio alla città avviene attraverso Porta Marina Sud che è protetta da una torre quadrangolare di cui è possibile distinguere due fasi costruttive: la prima della prima metà del V sec. a.C. riconoscibile dai blocchi parallelepipedi di arenaria posti nella parte bassa, la seconda, databile al III sec.a.C., per cui sono stati usati blocchi in conglomerato. Percorrendo via di Porta Marina,   a destra si può vedere un edificio pubblico,costituito da un criptoportico a tre bracci, databile all'età età augustea (31 a.C. - 14 d.C. con rifacimenti nel corso del II sec. d.C. che è stato variamente interpretato come palestra, scuola medica  o come un sacello del culto imperiale visto il ritrovamento di  numerose  erme e  statue  dedicate a medici locali e di  teste ritratto   della famiglia imperiale.   L'isolato a sinistra di Porta Marina ha, invece,  un carattere abitativo e commerciale ed è costituita da almeno quattro case di età imperiale costituite da un vano centrale, con vasca per la raccolta delle acque, su cui si aprono gli altri ambienti. Svoltando a destra si prosegue verso la Masseria Cobellis   dove è venuta alla luce un raffinato  edificio di carattere pubblico di età medio-imperiale  contraddistinto da un impianto scenografico, su due livelli, e da un'accurata ricerca delle simmetrie. Lungo l'asse centrale dell'edificio, infatti, si disponevano un ninfeo e una vasca  delimitate da rampe di scale  in laterizio e rivestite con lastre marmoree parzialmente conservate.

 

Ritornando  verso Porta marina   si costeggiano due isolati di età ellenistica e  tardo - imperiale e si arriva al Pozzo Sacro, di età ellenistica,  forse dedicato ad Ermes come fanno pensare le lettere  greche Η  (eta - rho) incise su uno sperone roccioso.  Percorrendo la via di Porta Rosa,  possiamo visitare le  Terme Adrianee (II sec. d.C.) dove sono visibili vari ambienti del calidarium e la sala del frigidarium, decorata da uno splendido mosaico con tessere in bianco e nere che raffigurano animali e mostri marini. Continuando la salita a destra troviamo, invece, la cosiddetta agorà di recente interpretata come un santuario dedicato ad Asclepio, divinità medica e guaritrice, che si distribuisce su almeno tre livelli di cui quello inferiore presenta un ampio corpo rettangolare, circondato su tre lati da un porticato e decorato all'ingresso con una fontana. L'edificio pubblico, datato al II sec. a.C., usufruiva l'acqua della sorgente Hyele che troviamo più in alto, dove in età ellenistica viene costruito un complesso termale  di cui si conservano un ambiente riscaldato in cui sono visibili i sistemi di conduzione del vapore, un'ampia vasca di forma rettangolare per il bagno caldo e un vano per piccole vasche di terracotta,  destinate al bagno individuale in posizione seduta. La via di porta Rosa arriva in una grande gola che permetteva il passaggio verso il Quartiere meridionale  non  ancora esplorato. Ci troviamo in un vero e proprio valico artificiale dove  negli anni '60  Mario Napoli ha trovato la  Porta Rosa (B), splendido esempio dell'utilizzo dell'arco  da parte dei Greci.

 

Salendo verso l'Acropoli (C), troviamo il più antico abitato di Velia (VI sec. a.C.), di cui sono visibili i resti di abitazione allineate lungo una strada, abbandonato ed obliterato nel V sec. per permettere di costruire edifici pubblici, civili e religiosi.   Di essi sull'acropoli sono parzialmente conservati  un teatro, costruito in età romana sui resti di un altro più antico, un tempio, di cui sono sconosciute la datazione e la divinità a cui era dedicato, e un edificio con fronte porticata funzionale alle esigenze religiose. Gli edifici dell'acropoli sono stati danneggiati nel medioevo quando viene costruito un castello. Di questo periodo si conservano la Torre angioina, resti di mura e due chiese, la cappella Palatina e la chiesa di Santa Maria, che ospitano dei piccoli ma esaurienti antiquaria. Partendo dall'acropoli è possibile seguire un suggestivo itinerario che si sviluppa lungo il crinale della collina permettendo di visitare piccole aree sacre con edifici di età ellenistica e tratti della coeva cinta muraria.  

 

 

 



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