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News 2006

 


Serre 22-11-2006
Localià Persano. Individuata una necropoli di età imperiale e una villa rustica.
Nel Comune di Serre (località Persano, SA), alle pendici dei Monti Alburni, nel corso del 2006 sono stati effettuati rinvenimenti archeologici di notevole interesse, che documentano un'occupazione antropica compresa tra la tarda età repubblicana e l'età romana imperiale. E' stato infatti messo in luce un sepolcreto familiare di età romana imperiale con tombe del tipo alla cappuccina (copertura a doppio spiovente di tegole) o a cassa (spallette in laterizi e copertura di tegoloni a doppio spiovente).
Ad ovest del sepolcreto si sono individuati i resti di una villa rustica, della quale è stato finora portato alla luce un unico grande ambiente di forma rettangolare, probabilmente un ricovero per animali .
La vita dell'impianto abitativo, sulla base dei materiali recuperati, può essere collocata tra il periodo repubblicano e la prima età imperiale

Sala Consilina 22-11-2006
Località Capo la Piazza. Rinvenuto un nuovo insediamento del periodo eneolitico (IV millennio a.C.).
La scoperta è avvenuta n occasione dei lavori per la realizzazione di un parcheggio privato in un'area già nota per i rinvenimenti della necropoli dell'età del Ferro.
Ai resti di una struttura imponente (m. 9 x 3), ancora di incerta funzione, sono da associare alcune deposizioni ad incinerazione rinvenute sul suo piano d'uso; probabilmente ad una fase di occupazione successiva vanno invece ricondotte alcune tombe ad inumazione, in prevalenza prive di corredo o con un corredo formato soltanto da uno o due vasi d'impasto (scodelle, tazze e brocche), privi di decorazioni significative.
La scoperta va ad aggiungere un nuovo dato alle attuali conoscenze sul popolamento antico del Vallo di Diano e sul periodo Eneolitico in Campania.

Avella 10-05-2006
Continua l'esplorazione del Castello in vista dell'istituzione del Parco archeologico-monumentale.
Un complesso e articolato intervento di esplorazione archeologica è in corso di svolgimento sul Castello di Avella, grazie ai fondi stanziati nell'ambito del POR Campania, P.I.T. ‘Valle dell'antico Clanis' per la creazione di un Parco archeologico-monumentale. Lo scavo segue a distanza di circa quattro anni una prima campagna intrapresa tra il 2000 e il 2001 che, concentrandosi sulla parte alta del complesso, la cosiddetta Rocca, aveva permesso di definirne le fasi costruttive principali, dal X al XVII secolo.
L’intervento attuale, propedeutico al restauro del complesso monumentale effettuato sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza BAPPSAE di Salerno e Avellino, sta interessando sia la Rocca, sia la cinta muraria interna, attribuita ad età longobarda.
Sulla Rocca i saggi condotti all’interno della torre poligonale S-E hanno portato alla luce resti di strutture pertinenti ad almeno quattro fasi costruttive comprese tra il periodo alto-medievale e l’età vicereale. A quest’ultimo periodo è da attribuire la sistemazione a cisterna di un ambiente contiguo al lato settentrionale della torre e l’utilizzo dei vani che, a NE della cisterna, definiscono il limite orientale della Rocca. Sul lato meridionale di quest’ultima è stata portata a termine l’esplorazione della cosiddetta scuderia, utilizzata fino al periodo vicereale, che ha rivelato al suo interno una prima fase di occupazione risalente al periodo alto-medievale testimoniata dalla presenza di fosse granarie e di una vasca per la raccolta delle acque.
Lungo la cinta longobarda la ricerca archeologica è stata finalizzata a riportare alla luce l’intero circuito murario e ad indagare la fascia perimetrale interna, allo scopo di chiarirne le diverse fasi di uso. Attualmente si sta scavando in prossimità di una delle torri di forma troncopiramidale, all’interno di alcuni ambienti utilizzati fin nell’ultima fase di frequentazione del castello.

Benevento 26-04-2006
Conclusa la prima campagna di scavo nella Cattedrale.
Gli scavi effettuati in occasione dei lavori di ripavimentazione della Chiesa hanno portato alla luce una complessa stratificazione insediativa, databile, senza soluzione di continuità, tra il periodo repubblicano (III-I secolo a.C.) e l’epoca moderna.
Uno dei rinvenimenti di maggiore interesse è rappresentato da un muro in opera mista, con paramento in reticolato e ricorsi di tegole, conservato in altezza per quasi tre metri, risalente ad età giulio-claudia. La struttura, posta nella navata occidentale esterna, delimita sul lato meridionale un ambiente porticato, con coppia di pilastri in asse. La porticus, posta a ridosso del muro perimetrale occidentale della Cattedrale, si affacciava verosimilmente su una delle strade che costituivano l’accesso al Foro della città, l’attuale Via Carlo Torre. Il rinvenimento rappresenta la prima testimonianza archeologica concretamente riferibile al Foro della città romana, la cui ubicazione era stata ipotizzata, soprattutto in base a considerazioni di carattere topografico, proprio nell’area occupata dalla Cattedrale.
L’esplorazione è stata condotta anche nella navata centrale, a ridosso della scalinata che dà accesso all’altare: qui i livelli più antichi sono testimoniati da strutture d’età repubblicana (in ocra sulla pianta) e da due setti murari ortogonali (in marrone), databili probabilmente al periodo augusteo. A quest’ultima fase risale anche un pozzo che ha restituito, tra gli altri materiali, un gocciolatoio di sima a protome di cane. Tali strutture risultano obliterate da un lungo muro pertinente ad un edificio a pianta rettangolare (in azzurro sulla pianta), identificabile con il più antico impianto della Chiesa paleocristiana che, sulla base dei materiali rinvenuti nel cavo di fondazione, sembra databile alla fine del IV secolo d.C. Posteriore a questa struttura è l’emiciclo absidale indicato in verde che, tuttavia, per ragioni di carattere stratigrafico, è sicuramente da riferire ancora all’alto Medioevo. Alla ristrutturazione di epoca romanica risalgono le basi di colonne, pertinenti ai colonnati della navata centrale (in viola), e una bella pavimentazione musiva a tessere di marmo di colore bianco e grigio-blu, con motivi decorativi a croce uncinata e a losanga, alternata a lastre marmoree negli intercolumni.
All’epoca bassomedievale risalgono alcune tombe in semplice fossa terragna, rinvenute nelle navate laterali, mentre all’età rinascimentale si datano le sepolture più monumentali. Nella navata centrale, in posizione eminente, sono stati individuati alcuni sepolcreti ipogei, accessibili dall’alto tramite gradinate, riservati a famiglie nobiliari.
A seguito di uno dei due terremoti del 1688 o del 1702, nella Cattedrale si rese necessario un consistente intervento ricostruttivo. In quell’occasione furono risistemati gli accessi alle tombe monumentali della navata centrale, con botole in marmo bianco che richiamavano l’ordito a linee oblique della pavimentazione. Esemplificativa è la botola d’accesso della tomba 15, costituita da a lastra iscritta in latino che attribuisce il sepolcro alla famiglia Venati, conti di S. Maria Ingrisone, e, quindi, ai Venati Dentice, duchi di Accadìa.